L’olio può avere caratteristiche molto diverse. Capire quale sia il più rappresentativo, il più autentico per il consumatore, oltre che per il produttore, non è semplice. Solo l’esperienza e la pratica possono aiutare a trovare una risposta.
L’olio “vero” non è quello fatto di marketing, stereotipi e agriturismi, ma quello fatto dagli uomini, dalla loro sapienza e dalle loro storie.
È il frutto delle memorie, di un’etica costituita da valori a volte duri da vivere, di una cultura fatta di arguzia, parsimonia, e di vigile e attenta fiducia nel futuro.
È il risultato di una visione della vita

rispettosa dell’uomo e della natura.
Per noi l’olio vero è quello di Alberto, podere nel Chianti, 82 anni, che una mattina di tramontana, di febbraio, aveva fretta di fare i conti dei 300 chili di olio che ci aveva venduto, perché doveva prendere il nipotino a scuola, fargli da mangiare e correre a potare i suoi mille olivi con la scala e la roncola.
Li conosce tutti uno per uno, i suoi olivi, dice che sono tutti di varietà morello (Moraiolo): per quello il suo olio è il più buono del mondo.
È quello di Adeliso, bellissima fattoria in Sicilia, che racconta che la sua vigna rende, in denaro, molto

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